ALCUNI CONSIGLI PER GLI ISTRUTTORI MOSTRANO COME COMPORTARSI CON I GIOVANI QUANDO QUESTI ULTIMI SONO “DIFFICILI”, AGGRESSIVI, EMARGINATI, NON MOTIVATI, ECC.

Chiara Iacono Manno_RECCOMENDATION FOR TRAINER HOW TO WORK WITH YOUNG PEOPLE WHEN THEY ARE DIFFICULT, AGGRESSIVE, EXCLUDED, NOT MOTIVATED, ETC.Scegliere di essere un allenatore, a prescindere dallo sport di cui si parla, significa prendersi delle responsabilità. L’allenatore può infatti facilmente diventare guida ed esempio per i suoi allievi, soprattutto se questi sono dei giovani ragazzi. Per un ragazzo l’allenatore può essere punto di riferimento e sostegno durante il periodo di crescita, ed è bene che il coach lo sappia e sia pronto a questo ruolo. Maggiore accortezza e attenzione bisogna dedicare al ragazzo che si mostra “difficile”, aggressivo, escluso o non motivato. Dietro ad una personalità complessa si celano sempre diverse difficoltà e l’ambiente sportivo potrebbe essere il luogo adatto per lavorarci; per questo motivo è bene che l’allenatore se ne faccia carico.

La muay thai si presta bene per lavorare su queste questioni, soprattutto se il maestro si rivela competente e sensibile a questo tema.

Un ragazzo aggressivo per esempio potrebbe rispecchiare la violenza che comunica, perché la subisce o la vive in prima persona: aver scelto di iscriversi a questo sport da combattimento con l’obiettivo di prendersi la sua rivincita. Il maestro deve fin da subito saper lavorare con il ragazzo sui valori portanti della muay thai: il rispetto e la disciplina, chiarendo che questa non istiga alla violenza e non ammette l’uso di essa al di fuori della palestra, proponendogli strumenti diversi per aiutarlo. La fatica che l’allenamento richiede aiuta a sfogare la rabbia, o perlomeno insegna a canalizzarla nel modo adeguato. Prendere a pugni e calci un semplice sacco potrebbe aiutare il ragazzo a sentirsi meno arrabbiato, uscendo dalla palestra più rilassato di come ci è entrato.

La muay thai allora può aiutare il ragazzo aggressivo perché il maestro gli insegna a lavorare sul proprio autocontrollo, riconoscendo le proprie emozioni.

Anche un ragazzo tendenzialmente escluso e non motivato trova il suo posto all’interno della muay thai se il maestro avrà cura nell’accoglierlo e valorizzarlo per quello che è. Sentirsi accettato dal maestro e dai suoi compagni, lo aiuterà ad accettarsi a sua volta e a sentirsi meno escluso perché finalmente parte di un gruppo. Di conseguenza si sentirà più motivato in quello che fa: rendersi conto di valere e di essere riconosciuto dagli altri motiverà il ragazzo stesso ad impegnarsi e non arrendersi.
Infine il maestro deve anche sapersi relazionare in maniera consona con il ragazzo considerato “difficile”: mostrarsi troppo riservato, esuberante o ingestibile potrebbe voler comunicare la ricerca di una figura a cui affidarsi, che si dimostri pronta ad aiutarlo, elogiandolo quando si comporta bene, rimproverandolo in caso contrario.

La muay thai è quindi uno sport indirizzato a tutti e non solo ai bambini tranquilli e disciplinati, tuttavia, di fronte ai casi difficili, per il maestro sono richieste competenze precise: attenzione alle difficoltà del ragazzo, empatia, autorevolezza e rigidità per le regole che valgono per tutti, sensibilità alle difficoltà di ognuno.