SANA COMPETIZIONE

Chiara Iacono Manno_HEALTHY COMPETITIONIl termine competizione, al giorno d’oggi, è spesso associato al significato di sfida, gara, rivalità, assumendo una valenza leggermente negativa. Per comprendere il vero significato della parola è bene associarla ad un altro termine-concetto chiave: la competenza. Essere competitivi non vuol dire fare meglio degli altri, ma dare il meglio di sé.

La competizione è allora la capacità di mettere in campo tutte le risorse che si hanno a disposizione (interne ed esterne) per affrontare una situazione. Non esiste competenza, intesa come il saper fare, che non si manifesti nella forma di una competizione, che è dunque, prima di tutto, una sfida con se stessi. Esistono due tipi di competizione: quella interiore, che ci spinge a fare sempre meglio, e quella esterna. La dimensione comparativa, di confronto con qualcuno, è secondaria, o almeno così dovrebbe essere.

La competizione è un elemento necessario all’azione: si attiva nelle situazioni in cui si avverte una forte motivazione, determinata dalla piacevolezza, dalla passione, ma anche dall’attrazione per il difficile, un elemento necessario per mantenere alte sia l’attenzione che la concentrazione. Chi la vive come fonte di ansia dovrebbe cercare di frequentare ambienti nei quali è favorita l’espressione personale, la riflessione su se stessi, evitando quelli in cui l’attenzione per la performance è troppo alta.

Praticare la muay thai aiuta a sviluppare una sana competizione nell’allievo, intesa proprio come desiderio di dare il meglio di sé. Questo desiderio si attiva poiché questo sport accresce il grado di auto-accettazione, stimolando in ciascuno competenze e abilità per diventare qualcuno o qualcosa che sia frutto di una elaborazione libera e autonoma e non copiata da modelli esterni di massa o preconfezionati.

La muay thai, allo stesso tempo, richiama anche la dimensione comparativa della competizione: in questo ambiente è inevitabile il confronto con l’altro. Confrontarsi con un compagno, permette sicuramente all’allievo di tirare fuori il meglio di sé, impegnarsi costantemente e non arrendersi.

Tuttavia è bene saper riconoscere quando la competizione non è più sana e diventa malata: volersi confrontare e misurare con l’altro diventa stimolo positivo per migliorarsi solo nel momento in cui è aspirazione secondaria e non obiettivo principale dell’allenamento. In questo caso potrebbe infatti essere dannoso perché accresce la voglia di prevaricare sull’altro e diventare il migliore in assoluto.

Nella muay thai il rispetto è il valore per eccellenza che viene insegnato ai combattenti, e chi la pratica deve avere chiaro in mente cosa significhi rispetto per l’avversario, motivo per cui in questo ambiente il confronto con l’altro può solamente divenire sviluppo di una sana competizione.